L’annuncio e lo stato del progetto

Al Centro Ricerche ENEA del Brasimone, nel territorio di Bologna, è in costruzione W-HYDRA, una piattaforma dedicata alle tecnologie dei futuri reattori a fusione. La comunicazione ENEA è stata pubblicata il 22 ottobre 2026 e aggiornata il 30 ottobre 2026. Si tratta di una notizia recente; questo approfondimento ne illustra i contenuti, distinguendosi da una rilettura di pubblicazioni passate.

ENEA presenta W-HYDRA come la più grande piattaforma sperimentale in Europa per verificare in condizioni operative tecnologie e componenti del breeding blanket, il mantello che avvolgerà il plasma nei futuri reattori.

Il progetto è realizzato con la collaborazione dell’azienda marchigiana Techfem e si inserisce nelle attività coordinate dal consorzio EUROfusion. Il quadro di riferimento è lo sviluppo della centrale dimostrativa a fusione destinata a immettere energia elettrica nella rete. W-HYDRA è l’infrastruttura sperimentale dedicata alle prove sui componenti di questi sistemi.

A cosa servirà il mantello

Il breeding blanket dovrà svolgere funzioni collegate al funzionamento del reattore: asportare il calore generato dalla reazione di fusione e produrre trizio attraverso il litio. ENEA descrive il trizio come un elemento quasi inesistente in natura, necessario ad alimentare il ciclo della fusione.

La configurazione studiata dalla piattaforma segue il concetto europeo Water-Cooled Lead Lithium, abbreviato in WCLL. Prevede l’impiego di acqua ad alta pressione come refrigerante e di una lega piombo-litio per la produzione del trizio.

Questi materiali saranno quindi al centro delle attività sperimentali. Le prove riguarderanno il comportamento di componenti e sistemi che dovranno lavorare in condizioni termiche impegnative, con particolare attenzione anche alle loro interazioni.

Le sezioni di prova e la sicurezza

Il cuore di W-HYDRA sarà un circuito ad acqua capace di raggiungere una pressione di 15,5 MPa e una temperatura di 330 °C. Secondo ENEA, si tratta di condizioni analoghe a quelle di un sistema nucleare ad acqua pressurizzata.

Il circuito sarà integrato con una grande camera da vuoto, nella quale un fascio di elettroni simulerà i carichi termici che la prima parete di un reattore a fusione dovrà sostenere. Questa parte della piattaforma consentirà dunque di riprodurre le sollecitazioni dovute al calore sui componenti interessati.

Una sezione sarà dedicata al generatore di vapore. Qui l’attenzione si concentrerà sul suo comportamento durante i frequenti sbalzi termici tipici di un reattore a fusione. Un’ulteriore infrastruttura sperimentale sarà destinata agli aspetti di sicurezza legati all’interazione tra acqua e piombo-litio. Il programma comprende la simulazione sia delle condizioni operative sia di quelle incidentali.

Come saranno utilizzati i risultati

La struttura modulare permetterà di integrare sezioni di prova differenti e organizzare campagne dedicate a diversi componenti e sistemi. Questa flessibilità consentirà di accompagnare nel tempo l’evoluzione delle soluzioni da sperimentare.

I dati raccolti serviranno a verificare i modelli e i codici di calcolo impiegati nella progettazione dei futuri sistemi a fusione. Come emerge dalle dichiarazioni del responsabile ENEA di Ingegneria Sperimentale Alessandro Del Nevo, il contributo della piattaforma sarà collegare le ipotesi progettuali alle verifiche sperimentali, fornendo conoscenze utili fino alla fase di dimostrazione.

Gli incarichi e i tempi previsti

Techfem si è aggiudicata la fornitura e la posa in opera dei principali circuiti sperimentali e dei sistemi ausiliari. Il contratto, avviato nel luglio 2026, comprende progettazione, fornitura, installazione, collaudo e avviamento dell’impianto, con completamento previsto entro due anni.

La tempistica indicata riguarda quindi la realizzazione della piattaforma di ricerca. La pubblicazione non stabilisce una data per la disponibilità commerciale dell’elettricità da fusione e non quantifica conseguenze per i consumi degli edifici, le bollette o il mercato immobiliare.